![]() VALUTAZIONE DELL’EFFICACIA DI UN SISTEMA DI TRAPPOLE LUMINOSE ASPIRANTI NEL PROTEGGERE I SUINI PESANTI DALLE PUNTURE DI ZANZARA INTRODUZIONE E SCOPO DELLA RICERCA Nell’ultimo trentennio il territorio della Lomellina pavese, caratterizzato da vaste distese di risaie e prati marcitori, si è evoluto anche verso attività zootecniche sviluppatesi fino a conseguire importanti posizioni in campo nazionale: in primis, l’allevamento di suini pesanti per la produzione dei prosciutti ricopre sicuramente il ruolo di porta bandiera. La particolare lavorazione a cui vanno sottoposte le cosce suine richiede che la carne macellata sia esente da alterazioni di qualsiasi genere affinché, nel corso dei mesi di stagionatura, si verifichino le complesse modificazioni a livello del tessuto muscolare e del tessuto adiposo che portano al raggiungimento di quelle caratteristiche organolettiche e nutrizionali che hanno reso i prosciutti italiani famosi in tutto il mondo. In questo contesto il problema delle zanzare che si sviluppano nelle risaie è molto sentito: ogni qualvolta la risaia si svuota, tanto per scopi agronomici quanto per carenze idriche, una delle specie più fastidiose, l’Ochlerotatus caspius, depone le sue uova nel terreno umido. L’acqua, tornando in risaia, fa schiudere le uova, e le larve, non trovando più di predatori scomparsi a causa dell’asciutta, possono completare il loro sviluppo creando in pochi giorni popolazioni di enorme entità. Gli allevamenti di suini immersi nelle risaie, impotenti di fronte all’implacabile aggressione delle zanzare, presentano animali colpiti da evidenti lesioni cutanee comparse come reazione verso le punture subite. In tali condizioni queste papule possono persistere per molti giorni e, durante la macellazione, rappresentano un motivo di scarto per le cosce destinate alla lavorazione dei prosciutti (fig. 1). In vari casi, per le aree in questione, le percentuali di scarto per patologia raggiungono valori nettamente superiori alla media nazionale (4,7%) causando gravi danni economici per tutta la filiera. Le tecniche di controllo delle infestazioni culicidiche, adottate fino ad oggi dagli allevatori, consistono nell’esecuzione di frequenti trattamenti insetticidi che forniscono risultati di brevissima durata con costi elevati per i prodotti e la manodopera. La creazione di barriere fisiche, come l’applicazione delle zanzariere, non è una tecnica facilmente realizzabile poiché le reti tendono ad intasarsi impedendo il ricambio dell’aria all’interno dell’allevamento. Inoltre il trattamento antilarvale delle risaie potrebbe essere un metodo efficace se venisse inserito all’interno di un progetto di lotta coordinata e su vasta scala (l’area risicola in questione si estende per 2000 Km2 nella pianura tra Piemonte e Lombardia; (fig. 2). In una realtà del genere qualsiasi idea appare immediatamente azzardata ed improbabile ma, dalla prova sperimentale svolta durante l’estate 2006 presso tre allevamenti di suini all’ingrasso localizzati nelle zone risicole della provincia di Pavia, è emersa la possibilità di ottenere un risultato apprezzabile attraverso l’impiego di trappole luminose aspiranti ad alta capacità di cattura, denominate “Turbine”, sviluppate e prodotte dalla Mo-El S.r.l. L’obiettivo principale della sperimentazione è stato quello di verificare, in un contesto reale, l’applicabilità di una strategia ove la capacità di cattura, attribuibile ad un sistema di trappole luminose ad alta potenza, supera quella di invasione delle zanzare provenienti dalle risaie, creando un fattore di resistenza ambientale in grado di ridurre la portanza di tali insetti all’interno dell’allevamento. In pratica si trattava di comprendere se un tale sistema di controllo, che non agisce sulla velocità di accrescimento della popolazione in risaia, è comunque in grado di creare un’efficace barriera protettiva nell’ambiente della porcilaia tale da ridurre sensibilmente gli effetti delle punture inferte da tali ematofagi sui suini allevati e quindi sulla trasformazione delle loro cosce in prosciutti di qualità. MATERIALI E METODI Progettazione, allestimento ed attivazione degli impianti di trappole luminose presso gli allevamenti in analisi. La sperimentazione è stata condotta da maggio a settembre 2006 su tre allevamenti di suini pesanti localizzati nelle aree risicole della Lomellina pavese. La progettazione e l’allestimento degli impianti di trappole luminose è stata realizzata al fine di proteggere i suini del ciclo d’ingrasso invernale–primaverile e/o primaverile-estivo, la cui macellazione avveniva nel periodo tra giugno e settembre, ovvero durante i momenti più critici per le invasioni di zanzare. Complessivamente i tre impianti realizzati comprendevano 50 trappole “Turbine” dislocate a protezione di 13.500 animali distribuiti all’interno di 18 capannoni (tab. 1). Come ausilio per la realizzazione dei vari progetti sono state impiegate le piantine ottenute da immagini aeree, utilizzate anche per analizzare le caratteristiche del territorio risicolo circostante CARATTERISTICHE DELLE TRAPPOLE TURBINE Le trappole luminose Turbine, studiate per affrontare catture massive di insetti, si caratterizzano per la presenza quale mezzo attrattivo di due lampade ad ultravioletti da 40 W ciascuna (picco di emissione a 365 nm di lunghezza d’onda) poste frontalmente all’apparecchio in posizione verticale. Il sistema di cattura è costituito da un flusso d’aria creato tramite una ventola orizzontale posta nella parte inferiore dell’apparecchio. Gli insetti attratti dalla luce vengono aspirati attraverso le feritoie posizionate dietro le lampade e convogliati in un sacco di raccolta all’interno del quale muoiono per disidratazione (fig. 3). DISPOSIZIONE DELLE TRAPPOLE Le trappole “Turbine” sono state montate lungo il perimetro dei capannoni a circa 25m di distanza l’una dall’altra ed orientate verso l’esterno in modo da creare una barriera protettiva fra gli animali e le risaie (fig. 4). Dalle risaie le zanzare provenivano in massa percorrendo anche vari Km, attratte dalle consistenti emissioni di anidride carbonica prodotte dai suini e concentrate nell’aria dalle ventole d’estrazione poste sulle testate dei capannoni. A dimostrazione dell’entità del potere attrattivo esercitato dai suini sulle zanzare, le catture ottenute dopo lo svuotamento dei capannoni per la macellazione si riducevano di almeno un ordine di grandezza, per poi ritornare immediatamente ai valori “di regime” con l’arrivo del nuovo ciclo di ingrasso. Raccolta settimanale degli insetti, valutazione quantitativa e qualitativa delle catture. In questo progetto è stato avviato uno studio multi disciplinare che ha coinvolto in modo sinergico i gestori degli allevamenti, i veterinari competenti, gli ingegneri della Mo-El e la struttura Universitaria, con l’applicazione di un protocollo di monitoraggio che prevedeva, oltre alla valutazione delle catture eseguite dalle trappole luminose, il posizionamento di pannelli collante all’interno dei capannoni ed un controllo visivo della presenza di suini “segnati” dalle punture di zanzara. Ogni attività svolta è stata documentata con la compilazione di apposite schede per la raccolta dei dati e delle osservazioni. Le catture eseguite da ogni trappola luminosa sono state quantificate, con cadenza settimanale, attraverso la pesatura degli insetti raccolti ed il raffronto numerico con le zanzare presenti in un grammo, che è stato valutato essere in media pari a 400 individui. La valutazione quantitativa e qualitativa della presenza di zanzare all’interno dei capannoni è stata svolta nell’allevamento n° 11, attraverso l’impiego e la sostituzione, a giorni alterni, di pannelli collante (le trappole luminose all’interno sono sconsigliabili). Il controllo visivo di un campione di tre suini appositamente marchiati, è stato invece realizzato nell’allevamento n° 12 con la raccolta settimanale di una documentazione fotografica che attesta l’entità delle punture ed il loro decorso nel tempo, i risultati comparabili a quelli degli anni precedenti, è stato chiesto agli allevatori di seguire comunque le stesse procedure e le stesse attività di controllo delle infestazioni adottate durante gli anni passati. RISULTATI LE CATTURE OTTENUTE CON LE TRAPPOLE LUMINOSE Come si può notare dal grafico di fig. 5, i dati ottenuti ricalcano in generale l’andamento delle temperature atmosferiche, evidenziando una crescita esponenziale delle catture a partire dalla fine di maggio ed una progressiva riduzione verso la fine di luglio, a causa di una grossa perturbazione che ha determinato un netto calo delle temperature minime. Dal confronto fra le raccolte settimanali dei tre allevamenti spiccano le catture eseguite presso l’allevamento n°11, nel quale sono stati eliminati ben 116 milioni di individui con una cattura media a raccolta di 1.319.795 zanzare per trappola. Negli allevamenti n°12 e n°13 la cattura media a raccolta è stata rispettivamente di 214.060 e di 384.953 zanzare per trappola (tab. 2) Questa notevole differenza numerica, rilevata tra le catture eseguite nell’allevamento n° 11 rispetto agli allevamenti n° 12 e n° 13, denota l’esistenza di infestazioni di diversa entità legata alla distanza dalle risaie: infatti l’allevamento n° 11 si trova proprio a ridosso delle aree risicole, mentre negli altri due casi i focolai sono localizzati a qualche Km di distanza. In questo modo si può spiegare anche la ragione per cui nel primo allevamento la presenza delle zanzare era rilevante durante tutta la giornata (specialmente nelle zone d’ombra) ed assumeva dimensioni spaventose già dal primo tramonto, mentre negli altri due allevamenti la situazione diveniva critica soltanto nelle ore serali.Ovvero dopo quel lasso di tempo necessario alle zanzare per raggiungere i capannoni partendo da aree più lontane. LA COMPOSIZIONE DELLE CATTURE Dall’analisi delle catture eseguite, l’Ochlerotatus caspius, zanzara tipica delle risaie soprattutto nel periodo tra aprile e luglio, si è rivelata essere la specie più abbondante (60% negli allevamenti n° 12 e n° 13, 75-80% nell’allevamento n°11). Le zanzare del genere Culex spp. rappresentano praticamente la restate porzione delle catture, salvo una piccola percentuale (1-2%) di zanzare appartenenti al complesso delle Anopheles maculipennis. LA SITUAZIONE ALL’INTERNO DEI CAPANNONI E SUI SUINI In tutti i casi la struttura dei capannoni era tale da consentire il facile accesso alle zanzare attraverso le numerose aperture dislocate lungo i fianchi e sui tetti, nonché per la presenza, negli allevamenti n° 11 e n° 12, di aree esterne per la defecazione dove spesso sostavano gli animali. In generale le catture eseguite all’interno dei capannoni con i pannelli collanti e le considerazioni visive svolte sui suini presi a campione, ricalcano in modo fedele l’andamento riscontrato per le trappole luminose esterne, ovvero crescono di importanza con l’evolversi dell’infestazione. Per quanto riguarda la consistenza ed il decorso nel tempo delle lesioni causate dalle punture di zanzara osservate sul campione di suini presi a visione, è stata evidenziata una evoluzione dei ponfi in lesioni papulo-ponfoidi seguite successivamente da croste che si risolvono in tempi spesso superiori ai 30 giorni (fig. 7). Questo decorso è probabilmente legato all’ambiente della porcilaia, alle precarie condizioni igieniche ed alla sensibilità del singolo suino. LE PERCENTUALI DI SCARTO OTTENUTE AL MACELLO Durante l’operazione di rifilatura eseguita alla macellazione, le cosce candidate a divenire prosciutto vengono sottoposte ad una rigida selezione, nella la quale le imperfezioni evidenti, come punture di zanzara, ematomi e versamenti, costituiscono un motivo di scarto e destinazione ad altro uso (in questi casi il 70% degli scarti è generalmente dovuto alle zanzare, il 20% ad ematomi ed il 10% a versamenti). Nei tre allevamenti oggetto della sperimentazione sono state svolte indagini conoscitive, eseguite prove tecniche e raccolti dati utili per una comprensione approfondita del problema e per lo sviluppo di una strategia di controllo efficace. Purtroppo, per quello che riguarda i dati relativi alle percentuali di scarto ottenute durante la macellazione, i parametri utili per fare un confronto dettagliato con gli anni precedenti o con situazioni simili utilizzabili da riferimento, sono disponibili soltanto per l’allevamento n° 11 (tab. 3), presso il quale si è osservata una netta riduzione delle percentuali di scarto medio rispetto all’anno precedente (8.32% contro 18.59%) ed anche rispetto ad un allevamento con caratteristiche simili localizzato nelle vicinanze (24% di scarto medio). I dati raccolti indicano che a giugno 2006, pur senza raggiungere il livello massimo, l’infestazione nell’allevamento n° 11 era già di grado elevato ed i raffronti eseguiti con realtà simili consentono una stima dei potenziali danni arrecabili. Nell’allevamento n° 12 la macellazione dei suini prodotti, nonostante sia avvenuta nel periodo di massima infestazione, ha dato una percentuale di scarto medio pari al 12,56%. Infine nell’allevamento n° 13 il dato risulta molto più basso (0,8% di cosce scartate) poiché legato, oltre al sistema di catture approntato, ad altri due fattori fondamentali: lo svuotamento delle risaie per la raccolta del riso (che determina il crollo progressivo delle infestazioni) e la chiusura dei capannoni con un sistema di raffrescamento in aria forzata (Cooling) attivo dal mese di agosto. Quest’ultimo sistema è però applicabile solo a determinate tipologie di capannoni e viene comunque regolato per interrompersi durante le ore notturne (quando la temperatura scende sotto i 23° 1C) attivando l’apertura delle finestre e consentendo quindi l’ingresso momentaneo delle zanzare. DISCUSSIONE In definitiva la sperimentazione svolta nella Lomellina pavese, ovvero in una delle aree più critiche d’Italia per la presenza di zanzare, getta le basi per l’applicazione di una strategia di contenimento delle infestazioni da insetti volanti che può essere applicata, senza distinzioni di tipo strutturale, a tutte quelle situazioni, d’emergenza e non, in cui, per ragioni varie, non è possibile intervenire in modo efficace sulle aree di origine dei focolai. Gli enormi volumi di insetti catturati dalle trappole luminose sono tali da ridurre la portanza delle infestazioni all’interno dell’allevamento o, in generale, delle aree che si vogliono proteggere, creando un fattore di resistenza ambientale proporzionato al n° 1 di postazioni utilizzate ed al grado di infestazione affrontato. Si ritiene quindi che l’impiego di strategie operative del genere possano in molti casi fornire un valido ausilio all’esecuzione dei trattamenti insetticidi, tra l’altro molto più onerosi in termini economici, di impatto ambientale e d’efficacia nel lungo periodo. RINGRAZIAMENTI Gli autori ringraziano la dott.sa Giovanna Martelli, ricercatrice del Dip. di Morfofisiologia veterinaria e Produzioni animali della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Bologna, per i suggerimenti riguardanti soprattutto le cause di scarto per i prosciutti di Parma e S. Daniele. BIBLIOGRAFIA - Atti del Simposio Internazionale EMCA - Zanzare e Risaie, un problema non solo Piemontese, Alessandria 12/10/2006 - Bellini R. et al. 1999 – Il Divulgatore - Huancahuari M., 2006 - Distribuzione di Diflubenzuron (IGR) durante la semina del riso per il controllo delle zanzare. Disinfestazione & Igiene Ambientale Settembre/Ottobre, pp. 56-59. - Talbalaghi A., 2000 – Mosquito’s control (Diptera: Culicidae) in Southern Alessandria’s province in Piemont. Proceedings of the 13th European SOVE meeting, pag. 79. - Talbalaghi A., 2004 - Zanzare: gestione del problema nel tempo ed esperienze. Disinfestazione & Igiene Ambientale Luglio/Agosto, pp. 48-55. - Zanella F., 2000 - Biocenosi delle risaie con particolare riferimento ai Culicidi. Disinfestazione & Igiene Ambientale |
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